Moda e scuola : storia delle scuole professionali inventate da don Bosco

IO SONO LA STOFFA LEI IL SARTO, FACCIA DI ME UN BELL ‘ ABITO

Sqn Domenico Savio

http://www.donbosco-torino.it/ita/Kairos/Santo_del_mese/05-Maggio/San%20Domenico%20Savio.html

Scuole salesiane professionali

http://www.30giorni.it/articoli_id_10248_l1.htm

http://www.donboscosandona.it/le-nostre-origini/

http://www.30giorni.it/articoli_id_10248_l1.htm

30Giorni__Fatta_l’Italia,_la_scuola_cattolica_ha_fatto_gli_italiani_(Intervista_con_Francesco_Motto_di_Giovanni_Ricciardi)

http://www.cnosfap.net/home/don-bosco-la-formazione-professionale/#

http://borgodonbosco.it/centro-di-formazione-professionale-una-storia-di-educazione-e-di-cuore-lunga-60-anni/

SELFIE e NARCISISMO- VITA REALE VITA VIRTUALE – PERCHE’ ?

https://www.huffingtonpost.it/2018/05/15/papa-francesco-i-giovani-non-mi-stringono-la-mano-vogliono-i-selfie_a_23434805/

 

https://www.letture.org/la-societa-dei-selfie-narcisismo-e-sentimento-di-se-nell-epoca-dello-smartphone-luciano-gregorio/

 

https://agensir.it/quotidiano/2018/3/26/papa-francesco-angelus-oggi-non-si-puo-concepire-un-giovane-che-non-faccia-un-selfie/

 

https://www.raiplay.it/programmi/unselfieconilpapa/

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=FQkaH5ppFek  L’ESERCITO DEI SELFIE – NON ABBIAMO PIU’ CONTATTI

 

 

DIO non é un SELFISTA – non “scrive” lui la sua storia…altri “LO” raccontano (vangelo)

http://www.famigliacristiana.it/articolo/il-papa-a-preti-e-suore-del-cile-in-una-vocazione-non-esiste-selfie.aspx

DONNE e RELIGIONE

 

 

 

 

 

PARODIA di HITLER- CARLIE CHAPLIN – NAZISMO – mito razza ariana – perfezionismo imperfezione

Nel mito della razza Hitler aveva il mito della perfezione cioè che solo la razza ariana è perfetta e merita di essere salvata e deve comandare nel mondo e le altre razze  inferiori.

I disabili , gli imperfetti o i diversi vanno sterminati.  In questo discorso immaginato nel film IL GRANDE DITTATORE di CHARLIE CHAPLIN che impersona Hitler, egli immagina che Hitler si converte al messaggio cristiano e cambia il suo pensiero e termina la guerra.  Questo fa capire che il problema del nazismo è che fosse generato da persone senza anima, senza sentimenti, senza l’intelligenza del cuore che è tipica dell’educazione cristiana. L’idea del vangelo che emerge dal film è di tolleranza, non violenza e perdono, nonché altruismo. Il contrario è il  Nazismo

 

http://www.ciaomaestra.it/public/01/chaplin_discorso_umanita.pdf

FAMIGLIA – FIDANZATI – PAROLE

sulla fedeltà dei cristiani nel matrimonio

 

http://www.toscanaoggi.it/Vita-Chiesa/Papa-Francesco-udienza-Permesso-grazie-scusa-sono-strada-per-vivere-bene-in-famiglia

 

GRAZIE SCUSA PER FAVORE SEGRETO FAMIGLIA

https://w2.vatican.va/content/francesco/it/speeches/2014/february/documents/papa-francesco_20140214_incontro-fidanzati.pdf

 

PERMESSO-GRAZIE-SCUSA. LE TRE PAROLE DI PAPA FRANCESCO PER LA FAMIGLIA

Papa Francesco, il 14 febbraio, ha incontrato i fidanzati e ha ripetuto loro le tre parole che reggono una buona vita familiare. Credo sia importante ripeterle a tutti noi: Permesso, Grazie, Scusa.

Permesso?”: è la richiesta gentile di poter entrare nella vita di qualcun altro con rispetto e attenzione. Non si può irrompere nella vita dell’altro con violenza e arroganza. Insomma bisogna imparare a chiedere all’altro le cose che vogliamo fare, da soli oppure insieme. Chiedere permesso significa saper entrare con cortesia nella vita degli altri. Spesso i nostri amori sono un po’ pesanti, come quei scarponi di montagna che in genere lasciamo fuori della casa per non sporcarla dopo una camminata nella neve. L’amore vero sa chiedere tempo, spazio, ascolto, non si impone con durezza e aggressività. La cortesia conserva l’amore. Ce n’è bisogno sia nelle nostre famiglie che nella società.

Grazie! Sembra facile pronunciare questa parola. Sappiamo però che è importante, tanto che la insegniamo anche ai bambini. Quando ricevono un regalo da qualcuno, gli diciamo: “Come si dice?”. Poi però lo dimentichiamo per noi. Non ci ricordiamo più di dire grazie. Eppure quanti segni d’amore riceviamo, quanto pensieri, quanta comprensione? Quanta attesa di un nostro gesto buono, quanta pazienza riceviamo! La gratitudine è un sentimento importante. Dove sono i nostri “grazie!” alle gentilezze che riceviamo? Non dimentichiamo di dire grazie, di dirci grazie a vicenda. Non è solo una parola gentile da usare unicamente con gli estranei, per essere educati, gentili. Bisogna sapersi dire grazie, per andare avanti bene insieme.

Scusa! E’ davvero difficile chiedere scusa. Ognuno si pensa forte. E ognuno crede di non sbagliare mai. E se sbaglia pensa che non deve mostrarsi debole, chiedendo scusa. Non è vero! Nella vita facciamo tanti errori, tanti sbagli. Li facciamo tutti. Forse non c’è giorno in cui non facciamo qualche sbaglio. Ecco allora la necessità di usare questa semplice parola: “scusa!”. Non è solo una parola, ma uno stile nella vita. In genere ciascuno di noi è pronto ad accusare l’altro che sbaglia, e a giustificare se stesso. E’ un istinto che abbiamo tutti e che sta all’origine di tanti disastri. Impariamo a riconoscere i nostri errori e a chiedere scusa. E’ una parola che dobbiamo usare spesso, anzi ogni volta che ce n’è bisogno: “scusa se ho alzato la voce; scusa se sono passato senza nemmeno salutare; scusa se ho fatto tardi, se non ho fatto nulla oggi! Se questa settimana sono stato così silenzioso, se ho parlato troppo senza ascoltare mai; scusa se mi sono dimenticato; scusa se non ho mai fatto un sorriso oggi…”. E l’altro, da parte sua, deve imparare a perdonare. E’ così che si edifica giorno dopo giorno la famiglia.

Non esiste la famiglia perfetta e neppure il marito perfetto, o la moglie perfetta. Esistiamo noi, deboli e peccatori. Gesù, che ci conosce bene, ci insegna un segreto: non finire mai una giornata senza chiedersi perdono, senza che la pace torni serena nella nostra casa, nella nostra famiglia. Se impariamo a chiederci scusa e a donarci reciproco perdono, il matrimonio durerà, andrà avanti.

PACE IN DON TONINO BELLO E PAPA FRANCESCO

GUERRA NON VIOLENZA e PACE

https://it.wikipedia.org/wiki/Pacifismo

 

TOLSTOJ E IL PENSIERO CRISTIANO NON VIOLENTO — PEACELINK

http://www.azionenonviolenta.it/dal-ripudio-della-guerra-ai-corpi-civili-di-pace-nel-servizio-civile

 

http://www.corriere.it/digital-edition/CORRIEREFC_NAZIONALE_WEB/2017/12/29/28/litalia-la-costituzione-e-limpegno-per-la-pace_U434101083136925tLD.shtml?refresh_ce-cp

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/italia-devi-disarmare-economia-e-politica.aspx

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/guerra-e-pace-italia-dov-e-la-vittoria.aspx

DON TONINO BELLO : costruttori di Pace a SARAJEVO

http://www.settimananews.it/cultura/sentiero-della-nonviolenza/

 

 

 

http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2017-04-28/il-messaggio-pace-religiosa-francesco-smascherare-violenza-183747.shtml?uuid=AEAMVPDB&refresh_ce=1

TESTO BIBLICO DI ALCUNE PARABOLE

Alcune parabole di Gesù Cristo

Sale e luce Matteo 5:13-16
Due costruttori di case Matteo 7:24-27
Il seminatore e i suoli Matteo 13:1-9,18-23
Le zizzanie Matteo 13:24-30,36-43
Il granello di senape Matteo 13:31-32
Il lievito Matteo 13:33-35
Il tesoro e la perla Matteo 13:44-46
La rete Matteo 13:47-50
Il servo senza pietà Matteo 18:23-35
I lavoratori nella vigna Matteo 20:1-16
Due figli Matteo 21:28-32
I vignaioli Matteo 21:33-44
Il banchetto delle nozze Matteo 22:1-14
Le dieci vergini Matteo 25:1-13
I talenti Matteo 25:14-30
Le pecore e i capri Matteo 25:31-46
Il creditore Luca 7:41-43
Il buon Samaritano Luca 10:25-37
Il ricco stolto Luca 12:16-21
Il gran convito Luca 14:15-24
Il costo del discepolato Luca 14:28-33
La pecora smarrita Luca 15:1-7
La moneta smarrita Luca 15:8-10
Il figlio smarrito (prodigo) Luca 15:11-32
Il fattore infedele Luca 16:1-13
Il ricco e Lazzaro Luca 16:19-31
La vedova persistente Luca 18:1-8
Il fariseo e il pubblico Luca 18:9-14
Il buon pastore Giovanni 10:1-16
La vite e i tralci Giovanni 15:1-8

 

 

APPROFONDIMENTO

https://www.studibiblici.it/SCHEDE%20TEMATICHE/Mt_13_Le%20parabole%20del%20Regno.pdf

ICONA SACRA FAMIGLIA – Rupnik

Della spiegazione iconografica della santa Famiglia di Ivan Rupnik.

 

http://www.famigliacristiana.it/articolo/una-famiglia-modellata-dallalto.aspx

 

Significato PASQUALE

 

EFREM IL SIRO CANTORE DELLA SACRA FAMIGLIA

Dietro l’icona di padre Marko Ivan Rupnik la lettura continuata e approfondita di un Padre della Chiesa orientale vissuto nel IV secolo in Siria.

“Come all’inizio Eva nacque da Adamo senza unione carnale, così è di Giuseppe e Maria, la vergine sua sposa. Eva mise al mondo l’omicida Caino, Maria il Vivificatore. Quella partorì colui che versò il sangue di suo fratello, questa colui il cui sangue fu versato dai suoi fratelli. Quella mise al mondo colui che fuggiva tremante (cf Gen 4,12) a causa della maledizione della terra, questa colui che si addossò la maledizione e la inchiodò sulla croce (cf Col 2,14). La concezione della Vergine ci insegna che chi, senza unione carnale, generò Adamo dalla terra vergine ha pure formato senza unione carnale il secondo Adamo nel seno della Vergine. Il primo Adamo è ritornato nel seno di sua madre [la terra]; invece, per opera del secondo Adamo, che non è ritornato nel seno della terra, colui che era stato sepolto nel seno di sua madre ne fu tirato fuori” (Efrem il Siro, Commento al Diatessaron II, 2).

“Come ti chiamerò, o estraneo a noi divenuto uno di noi?
Ti chiamerò forse figlio,
ti chiamerò fratello, ti chiamerò sposo,
ti chiamerò Signore, tu che hai partorito tua madre
in un altro parto dalle acque?” (Efrem il Siro, Inni sulla Natività 16,9).

“Il Figlio dell’Altissimo venne e dimorò in me,
ed io divenni sua madre. Come io ho dato nascita a Lui
– la sua seconda nascita – così anch’Egli dette nascita a me
una seconda volta. Egli indossò la veste di sua madre
– il suo corpo; io indossai la sua gloria” (Efrem il Siro, Inni sulla Natività 16,11).

“Il Verbo del Padre venne dal suo grembo
e rivestì il corpo in un altro grembo.
Da grembo a grembo egli procedette
E i grembi casti furono ripieni di lui.
Benedetto Colui che prese dimora in noi!” (Efrem il Siro, Inni sulla Risurrezione 1,7).

“La mia bocca non sa come chiamarti
o Figlio del Vivente. Se ardisco chiamarti
figlio di Giuseppe tremo,
perché tu non sei seme suo. Ma di negare il suo nome
ho paura, perché è a lui che sono stata data in sposa.

Sebbene tu sia Figlio dell’Uno, ti chiamerò
figlio di molti perché non sono sufficienti per te
miriadi di nomi: tu sei Figlio di Dio
ma anche figlio dell’uomo, e figlio di Giuseppe,
figlio di David e figlio di Maria.

Chi ha reso colui che non ha lingua
il Signore delle lingue? A causa del tuo concepimento puro
mi calunniano i malvagi. Sii tu, o santo,
il difensore di tua madre. Mostra prodigi
che li persuadano sull’origine del tuo concepimento.

A causa tua mi odiano tutti,
o tu che tutti ami. Eccomi perseguitata
per aver concepito e partorito l’unico rifugio
degli uomini. Si rallegri Adamo
perché tu sei la chiave del paradiso.
Ecco che freme il mare contro tua madre,
come contro Giona. Ecco che Erode,
come un flutto furioso, vuole affogare
il Signore dei mari. Dove devo fuggire?
Insegnamelo tu, o maestro della madre tua.

Fuggirò con te per ottenere la vita,
per mezzo tuo, in ogni luogo. Con te la fossa non è più una fossa,
perché in te si sale
al cielo. Con te il sepolcro non è più un sepolcro,
perché tu sei anche la
risurrezione” (Efrem il Siro, Inni sulla natività 6,1-6).

PACE E PERDONO – PROTESTANTI E CATTOLICI – PACE IN FAMIGLIA – la riconciliazione sacramentale

  1. Racconta di una persona che ti ha perdonato ( 5 righi scritti)
  2. LAVORO IN COPPIE : CONFRONTO: Parlare a voce bassa. Muoversi nella classe senza arrecare disturbo ai compagni. Rispettare i tempi stabiliti. Confrontarsi sulle possibili risposte. Rispettare l’altro e le sue opinioni.—> fare sintesi scrivendo
  3. CONFRONTO fra ciò che si è sintetizzato insieme sul proprio racconto personale
  4. CONFRONTO  su come si sono sentiti i discepoli perdonati dal Risorto (leggi ciò che dice il vangelo di Gv 20, 19
  5. Ti sei vergognato di raccontare ciò che ti è accaduto ?
  6. Hai risposto al quesito su “Come ti sei sentito ?”
  7. In gruppo più largo valutate se avete rispettato le regole del cooperative learning  (Parlare a voce bassa. Muoversi nella classe senza arrecare disturbo ai compagni. Rispettare i tempi stabiliti. Confrontarsi sulle possibili risposte. Rispettare l’altro e le sue opinioni).

 

I DOMENICA PASQUA –  IL VANGELO DELLA DIVINA MISERICORDIA – FESTA della Confessione (suora Faustina Kowalska)

http://www.famigliacristiana.it/articolo/non-dobbiamo-aver-paura-di-provare-vergogna.aspx

 

 

 

https://www.youtube.com/watch?v=P77eswXLRoQ


Vangelo secondo Giovanni  -  Gv 20,19-31 - PACE E PERDONO - PROTESTANTI E CATTOLICI - PACE IN FAMIGLIA

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.

Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».

Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».

Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

SETTE PAROLE DI GESU’ – PROCESSIONE MISTERI – TARANTO – Settimana Santa

La vita cristiana non è fatta di Likes, di  MI PIACE,

ma è fatta di  MI DONO. (papa FRANCESCO)

 

ULTIME SETTE PAROLE DI GESU’ IN CROCE 

 

Risultati immagini per sette parole gesù croce

 

 

SPIEGAZIONE ——–>      LE SETTE PAROLE DI GESU 

 

 

 

 

ORIGINI E TRADIZIONI

scarica il pdf —-> La Settimana Santa a Taranto_ origini e curiosità che non ti aspetti _ Taranto Magna

 

 

PROCESSIONE ADDOLORATA GIOVEDI SANTO NOTTE

• La Troccola
• Banda
• Pesàre
• La Croce dei Misteri
• Coppie di poste (4)
• La Terza Croce
• Coppie di poste (4)
• La Seconda Croce
• Coppie di poste (4)
• La Prima Croce
• Coppie di poste (2)
• Il Trono
• L’Addolorata
• (MAZZE3)

 

 

PROCESSIONE MISTERI VENERDI SANTO POMERIGGIO

 

• La Troccola
• Banda
• Il Gonfalone
• La Croce dei Misteri
• Coppie di Poste (4)
• Il Cristo all’orto
• Coppie di Poste (4)
• La statua Cristo alla colonna
• Coppie di Poste (4)
• L’Ecce Homo
• Banda
• Coppie di Poste (4)
• La Cascata (caduta)
• Coppie di Poste (4)
• Il Crocifisso
• Coppie di Poste (4)
• La Sindone
• Banda
• Coppie di Poste (4)
Gesù morto
L’Addolorata
• Banda
• Folcelle (9)

 

 

LE SETTE PAROLE DI GESU’ IN CROCE

 

  1. PRIMA PAROLA                 «PADRE, PERDONA LORO, PERCHÉ NON SANNO QUELLO CHE FANNO» (Lc 23,34)
    Dal vangelo secondo Luca (23, 33-34)
    Quando giunsero al luogo detto Cranio, là crocifissero Gesù e i due malfattori, uno a destra e l’altro a sinistra. Gesù diceva: «Padre, perdonali, perché non sanno quello che fanno».
  2.  SECONDA PAROLA          «IN VERITÀ IO TI DICO: OGGI SARAI CON ME NEL PARADISO»  (Lc 23,43)
    Dal vangelo secondo Luca (23,39-43)
    Uno dei malfattori appesi alla croce insultava Gesù: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e anche noi!». Ma l’altro lo rimproverava: «Neanche tu hai timore di Dio e sei dannato alla stessa pena? Noi giustamente, perché riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male». E aggiunse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità ti dico, oggi sarai con me nel paradiso».
  3. TERZA PAROLA  «DONNA, ECCO TUO FIGLIO!  […] ECCO TUA MADRE!»  (Gv 19,26-27)
    Dal vangelo secondo Giovanni (19,26-27)
    Gesù allora, vedendo la madre e accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco tuo figlio!». Poi desse al discepolo: «Ecco tua madre!». E da quell’ora il discepolo la prese con sé.
  4. QUARTA PAROLA   «DIO MIO, DIO MIO,  PERCHÉ MI HAI ABBANDONATO?»  (Mc 15,34)
    Dal vangelo secondo Marco (15,33-34)
    Quando fu mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Alle tre, Gesù gridò a gran voce: «Eloì, Eloì, lemà sabactàni?», che significa: Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?.
  5. QUINTA PAROLA     «HO SETE»  (Gv 19,28)
    Dal vangelo secondo Giovanni (19,28-29)
    Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca.
  6. SESTA PAROLA     «TUTTO È COMPIUTO»  (Gv 19,30)
    Dal vangelo secondo Giovanni (19,30)
    E dopo aver ricevuto l’aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!».
  7. SETTIMA PAROLA    «PADRE, NELLE TUE MANI  CONSEGNO IL MIO SPIRITO»  (Lc 23,46)
    Dal vangelo secondo Luca (23,44-46)
    Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta la terra fino alle tre del pomeriggio. Il velo del Tempio si squarciò nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito».

 

 

dal sito web http://www.confraternitadelcarmine.it/?page_id=108

 

La Processione dei Sacri Misteri

Nel pomeriggio, alle ore 17 in punto, il portone della chiesa del Carmine si apre ed appare il troccolante che, impugnando in una mano il bordone e nell’altra il crepitacolo, avanza lentamente dando inizio alla processione dei S. Misteri. Egli è l’unico Confratello della processione ad indossare il cappello in testa. La troccola è in legno intarsiato con sei maniglie di metallo che, battendo su delle borchie anch’esse metalliche, provocano il caratteristico ed inconfondibile suono.

Il troccolante è seguito dal primo complesso bandistico; subito dopo il Gonfalone, di stoffa nera montata su una lunga asta marrone: da un lato è raffigurato un angelo, dal lato opposto, quello solitamente visibile, il volto di Gesù coronato di spine. Il Gonfalone, come la Croce dei Misteri, è portato da un Confratello che avanza a volto scoperto, il cappuccio raccolto sulla fronte da una corona di spine. Segue la Croce dei Misteri, di colore marrone sulla quale sono raffigurati tutti i simboli della Passione.

Subito dietro, quattro coppie di Confratelli precedono la statua di Cristo all’Orto, un complesso scultoreo raffigurante Gesù che prega nell’orto del Getsemani e un angelo che Gli porge il calice: “Padre, se puoi allontana da me questo calice, però sia fatta non la mia ma la tua volontà…”. Il gruppo scultoreo è stato realizzato nel 1924 dal cartapestaio leccese Salvatore Saquegna, in sostituzione di una precedente statua.

Tutte le statue sono rette da quattro Confratelli in abito di rito, ad eccezione del cappello, e da altrettanti Confratelli in abito scuro che reggono una particolare asta di legno sormonatata dalla cosiddetta “forcella” di metallo. Per sineddoche affermatasi nella lingua d’uso, col termina forcella si indica ormai lo strumento nel suo insieme. Di tanto in tanto, la statua viene poggiata sulle quattro forcelle per dare un po’ di sollievo ai portatori.

Il compito di tenere l’ordine nel Sacro Corteo è affidato a nove mazzieri, Confratelli anch’essi in abito di rito che reggono una mazza sormontata ciascuna da un simbolo diverso. Compito dei mazzieri è anche quello di dare brevi cambi ai Confratelli portatori di statue e simboli o componenti le poste.

Le statue seguenti sono precedute ciascuna da quattro coppie di Confratelli: la Colonna: il Cristo appare legato ad una colonna e porta già i segni dei primi flagelli; l’Ecce Homo: “Fatto indossare un manto color porpora, intrecciatagli una corona di sterpi sul capo e sistematagli tra le mani una piccola canna come scettro, il Maestro veniva deriso e schernito «Salve re dei Giudei»; dietro l’Ecce Homo trova posto il secondo complesso bandistico; segue poi la statua della Cascata: Gesù cade sotto il peso della croce mentre procede verso il Golgota, il luogo della crocifissione. Queste tre statue sono opera del 1901 dell’artista leccese Giuseppe Manzo. Anch’esse andarono a sostiruire altrettante statue usate fino ad allora.

Seguono le altre statue: il Crocifisso, simbolo della redenzione: “Era l’ora terza quando lo crocifissero. All’ora nona fattosi buio su tutta la terra, Gesù esclamò a gran voce «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» Ed emettendo una alto grido spirò…”; del Crocifisso non si conosce l’autore nè l’anno di realizzazione;
La Sacra Sindone: la croce è nuda, il corpo del Maestro è stato preso da Giuseppe d’Arimatea. Il panno bianco simboleggia il lenzuolo di lino nel quale fu avvolto il corpo di Gesù.
Dietro la S. Sindone trova posto il terzo complesso musicale, poi ancora quattro coppie e l’antica statua di Gesù Morto: il re dei re giace immobile, il suo cammino terreno è compiuto. Ai lati della statua, quattro cavalieri in cravatta bianca e decorazioni reggono altrettanti lacci.
Seguono il clero e l’altra antica statua, quella della B. V. Addolorata: questa effigie è l’immagine del dolore, dello strazio, è il dolore di una mamma che ha perso il figlio diletto. L’Addolorata regge il cuore trafitto nella mano destra e il fazzoletto nella mano sinistra, al contrario della statua che esce in processione la notte del Giovedì Santo. Le due ultime statue sono quelle che componevano la primitiva processione dei Misteri, quella organizzata dal nobile tarantino Diego Calò. Dei due simulacri, non conosciamo l’autore nè l’anno esatto di realizzazione.
Il quarto complesso musicale e i fedeli chiudono la processione.

La processione, dopo una breve sosta nella chiesa di S. Francesco, rientra nella chiesa del Carmine, attesa da una moltitudine di fedeli, alle ore 9 del Sabato Santo. Il troccolante, bussando al portone della chiesa, dà inizio al rito del rientro che si compie lentamente e, al suono della marcia funebre Jone che accompagna il rientro dell’ultima statua, l’Addolorata, il portone si richiude.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

PROCESSIONE MISTERI IN ALTRA CITTA’ ITALIANA

 

 

 

 

ORIGINI SPAGNOLE  dei RITI A TARANTO : video attuale

 

 

 

 

 

DAL FILM THE PASSION (di Mel Gibson girato a Matera)

 

 

 

DADO della PACE – ECUMENISMO E CURA DEL CREATO – LAUDATO SII – CANTICO CREATURE

RICONCILIAZIONE – PASQUA CRISTIANA e  PERDONO di UNA MADRE – 

RICONCILIAZIONE CHIESE SORELLE

 

 

 

(altro)   https://www.youtube.com/watch?v=VwPmoel99Hk   

 



 

 

DADO DELLA PACE IN CLASSE

http://www.eduforunity.org/studi-progetti-esperienze/relazioni/75-relazioni-di-congressi/educazione-un-atto-damore/283-didattica-del-dado-dell-amore.html

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http://livingpeaceinternational.org/it/il-progetto.html

 

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CASA COMUNE – PACE IN FAMIGLIA – CHIESE SORELLE –  ECUMENISMO 

http://www.focolare.org/news/2017/08/20/giornata-mondiale-di-preghiera-per-la-cura-del-creato/

La Giornata Mondiale di Preghiera per il Creato (1˚ settembre) venne istituita dalla Chiesa Ortodossa nel 1989. Da allora, molte altre Chiese cristiane si sono unite alla celebrazione, tra cui la Chiesa Cattolica, dopo la Lettera enciclica di Papa Francesco Laudato sì sulla cura della casa comune.
La tutela e la salvaguardia dell’ambiente, la responsabilità e l’attenzione verso ogni uomo e verso l’ambiente in cui vive, con particolare riguardo ai poveri e ai dimenticati, saranno i temi al centro delle iniziative e della preghiera comune che si svolgeranno in diversi Paesi.

http://www.focolare.org/news/2017/09/05/cambiamenti-climatici-e-cura-del-creato/

 

 

Dalla “LAUDATO SII”  ENCICLICA papa Francesco

1. «Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».[1]

2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.

Niente di questo mondo ci risulta indifferente

3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclicacon la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva “e a tutti gli uomini di buona volontà”. Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.

4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è «una conseguenza drammatica» dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione».[2] Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica», sottolineando «l’urgenza e la necessità di un mutamento radicale nella condotta dell’umanità», perché «i progressi scientifici più straordinari, le prodezze tecniche più strabilianti, la crescita economica più prodigiosa, se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono, in definitiva, contro l’uomo».[3]

5. San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osservò che l’essere umano sembra «non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo».[4] Successivamente invitò ad una conversione ecologica globale.[5] Ma nello stesso tempo fece notare che si mette poco impegno per «salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana».[6] La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio, non solo perché Dio ha affidato il mondo all’essere umano, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado. Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli «stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società».[7] L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e «tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato».[8] Pertanto, la capacità dell’essere umano di trasformare la realtà deve svilupparsi sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio.[9]

Uniti da una stessa preoccupazione

7. Questi contributi dei Papi raccolgono la riflessione di innumerevoli scienziati, filosofi, teologi e organizzazioni sociali che hanno arricchito il pensiero della Chiesa su tali questioni. Non possiamo però ignorare che anche al di fuori della Chiesa Cattolica, altre Chiese e Comunità cristiane – come pure altre religioni – hanno sviluppato una profonda preoccupazione e una preziosa riflessione su questi temi che stanno a cuore a tutti noi. Per citare solo un esempio particolarmente significativo, voglio riprendere brevemente parte del contributo del caro Patriarca Ecumenico Bartolomeo, con il quale condividiamo la speranza della piena comunione ecclesiale.

8. Il Patriarca Bartolomeo si è riferito particolarmente alla necessità che ognuno si penta del proprio modo di maltrattare il pianeta, perché «nella misura in cui tutti noi causiamo piccoli danni ecologici», siamo chiamati a riconoscere «il nostro apporto, piccolo o grande, allo stravolgimento e alla distruzione dell’ambiente».[14] Su questo punto, egli si è espresso ripetutamente in maniera ferma e stimolante, invitandoci a riconoscere i peccati contro la creazione: «Che gli esseri umani distruggano la diversità biologica nella creazione di Dio; che gli esseri umani compromettano l’integrità della terra e contribuiscano al cambiamento climatico, spogliando la terra delle sue foreste naturali o distruggendo le sue zone umide; che gli esseri umani inquinino le acque, il suolo, l’aria: tutti questi sono peccati».[15] Perché «un crimine contro la natura è un crimine contro noi stessi e un peccato contro Dio».[16]

9. Allo stesso tempo Bartolomeo ha richiamato l’attenzione sulle radici etiche e spirituali dei problemi ambientali, che ci invitano a cercare soluzioni non solo nella tecnica, ma anche in un cambiamento dell’essere umano, perché altrimenti affronteremmo soltanto i sintomi. Ci ha proposto di passare dal consumo al sacrificio, dall’avidità alla generosità, dallo spreco alla capacità di condividere, in un’ascesi che «significa imparare a dare, e non semplicemente a rinunciare. E’ un modo di amare, di passare gradualmente da ciò che io voglio a ciò di cui ha bisogno il mondo di Dio. E’ liberazione dalla paura, dall’avidità e dalla dipendenza».[17] Noi cristiani, inoltre, siamo chiamati ad «accettare il mondo come sacramento di comunione, come modo di condividere con Dio e con il prossimo in una scala globale. E’ nostra umile convinzione che il divino e l’umano si incontrino nel più piccolo dettaglio della veste senza cuciture della creazione di Dio, persino nell’ultimo granello di polvere del nostro pianeta».[18]

San Francesco d’Assisi

10. Non voglio procedere in questa Enciclica senza ricorrere a un esempio bello e motivante. Ho preso il suo nome come guida e come ispirazione nel momento della mia elezione a Vescovo di Roma. Credo che Francesco sia l’esempio per eccellenza della cura per ciò che è debole e di una ecologia integrale, vissuta con gioia e autenticità. E’ il santo patrono di tutti quelli che studiano e lavorano nel campo dell’ecologia, amato anche da molti che non sono cristiani. Egli manifestò un’attenzione particolare verso la creazione di Dio e verso i più poveri e abbandonati. Amava ed era amato per la sua gioia, la sua dedizione generosa, il suo cuore universale. Era un mistico e un pellegrino che viveva con semplicità e in una meravigliosa armonia con Dio, con gli altri, con la natura e con se stesso. In lui si riscontra fino a che punto sono inseparabili la preoccupazione per la natura, la giustizia verso i poveri, l’impegno nella società e la pace interiore.